Nordio e il campo minato

Nordio

Per dirla un po’ brutalmente, le reazioni scomposte e in certi casi sguaiate alle prime mosse di Carlo Nordio danno la misura di quanto sia terrorizzata una certa parrocchia di perdere anche qualche grammo del potere costruito in trent’anni di giustizialismo.

I giornali sentinelle di quel Potere stanno colpendo in questi giorni, ognuno col suo stile. Ma questo era abbondantemente messo in conto. Come anche le prese di posizione di molti esponenti della magistratura, ognuno chiaramente con sfumature diverse, e del sindacato dei giudici. Con critiche, sia chiaro, ovviamente legittime, almeno quelle che non scadono nella dietrologia spicciola.

Quello che ad alcuni sta facendo impressione è invece il fuoco amico che sta arrivando al ministro. In particolare dai due partiti della coalizione, Fratelli d’Italia e Lega, che hanno radici giustizialiste e che, in misura e modi diversi, negli ultimi tempi si sono più o meno convertiti a un dichiarato garantismo.

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Colorito il tweet di Pierluigi Battista che parla di “forcaioli impazziti”.

Il tweeet di Pierluigi Battista

C’è un problema alla base di tutto: il garantismo, in un Paese avvelenato da trent’anni di propaganda forcaiola e manettara, è minoritario. Ergo non paga, elettoralmente parlando. Il giustizialismo sì. Dalle parti della maggioranza lo sanno, e questo può rendere un campo minato il percorso di Nordio, paradossalmente sostenuto nel modo più deciso e netto da un’area esterna alla maggioranza, quella del terzo polo.

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Dal canto suo, il ministro forse meglio farebbe a parlare per provvedimenti. Perché le parole si prestano spesso a diventare un boomerang. Dopo un trimestre di propositi, forse è ora di agire. Ma l’impressione è che al momento ci sia tanta confusione sotto al sole.

Author: Stato Di Diritto

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